VITRIOL, il film. La mia recensione

Il weekend scorso, 17/18 novembre, ci siamo lasciati finalmente alle spalle l'inutile saga di Twilight, della quale mi è bastato vedere dieci minuti in totale per farmi esprimere come mio solito in presenza di tali fenomeni di massa: bah!

E' stato anche il weekend di un progetto curioso, dell'uscita nelle sale di un film piuttosto raro nel tristo panorama del cinema italiano. Mi riferisco ovviamente a VITRIOL, film low cost (mi sembra sia costato 300.000 euro), realizzato da giovani campani e incentrato su argomenti che, se non trattati bene, vengono capiti da pochi.
Ma procediamo con ordine.

Il titolo si riferisce al più famoso acronimo della storia dell'alchimia occidentale - creato da quel geniaccio di Basilio Valentino, alchimista leggendario tedesco del XVI secolo - e che va scomposto così: Visita Interiora Terrae Rectificandoque Invenies Occultum Lapidem (Veram Medicinam). Tradotto in italiano suona così: Visita l'Interno (le viscere) della Terra e Rettificando (in senso di "lavorando" "operando") Troverai la Pietra Occulta (la Vera Medicina). L'ultima parte dell'acronimo - Veram Medicinam - viene spesso omessa, ma è importantissima. Il senso di questo acronimo, infatti, risiede nel fatto che il vetriolo alchemico (che è altra cosa dal vetriolo comune) è una sostanza reale che, penetrando nella Terra (in linguaggio alchemico la "materia prima", di natura minerale e metallica), opera il miracolo di separare il sottile dallo spesso e far emergere la Pietra Occulta, cioè il seme mercuriale contenuto nella materia stessa. Tale seme viene definito Vera Medicina. Tutto questo ha a che fare con precise pratiche di laboratorio e operazioni alchemiche reali.

Questa premessa è importante, perché nel film VITRIOL, invece, il significato dato all'acronimo è preso alla lettera, e questo perché deve essere funzionale alla storia.
Parlare male di questo film sarebbe facilissimo, ecco perché io ne voglio parlare bene, giusto sottolineando qualche cosa di cui forse ho davvero sentito la mancanza, unitamente a qualche svarione.

Prima di tutto, come già hanno fatto altri, bisogna fare un complimento agli autori per il coraggio di portare al cinema (neanche in televisione, che forse sarebbe stata la sede ideale di questo lavoro) un progetto così ambizioso, con pochi fondi ed esempi illustri come precedenti (si può citare facilmente Ron Howard e Dan "faccia da pesce lesso" Brown, ma a me VITRIOL ha ricordato il ben più elevato La Nona Porta, sofisticato film di Roman Polanski con un eccellente Johhny Depp). Ho trovato la fotografia molto buona, l'idea d'inserire le riprese amatoriali e di dare, in generale, un taglio alla Blair Witch Project azzeccata, l'atmosfera - in alcune scene - davvero suggestiva. Gli attori sono sufficienti, a tratti convincenti quando sono più naturali, un po' meno quando cercano d'indossare la maschera del thriller.
La trama è, in realtà, ben poca cosa, giusto una scusa per far correre i protagonisti dietro a simboli e antiche società segrete, ma ci può stare. Lola Verdis, una giovane laureanda, fa delle ricerche insieme ad un amico esperto, per ritrovare simboli e messaggi nascosti nell'architettura e nelle antiche tradizioni di Napoli, Portici e dintorni. Questo li porta a scoprire un misterioso Ordine Osirideo Egizio che avrebbe tramandato le conoscenze degli antichi egizi stanziati a Napoli circa duemila anni fa. Il resto è un po' Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo e un po' Robert Langdon in salsa partenopea. In fondo, però, il successo planetario del Codice Da Vinci non si basa anche su questo? Una specie di "caccia al tesoro con Wikipedia alla mano"? E allora perché non farlo a Napoli o nel vesuviano? Zone ricche di storia esoterica.

Ecco, parliamo un po' dei contenuti esoterici.
Mi sembra di aver capito che gli autori strizzino molto gli occhi a quella che potrei definire la scuola kremmerziana, dal nome del Maestro Giuliano Kremmerz - al secolo Ciro Formisano -, uno dei più illustri cittadini di Portici, studioso di esoterismo, alchimia e chi più ne ha più ne metta. Kremmerz diede vita alla Fratellanza Miriamica, una società esoterica che utilizzava la magia a scopi terapeutici. Il pensiero di Kremmerz, in realtà, è complesso ed è difficile sintetizzarlo qui. In ogni caso, la sua fratellanza sorse nell'ambito di correnti esoteriche di matrice egizia, rinvenibili anche nella Massoneria napoletana dei secoli XVIII e XIX. Roba tosta, insomma. Roba per esperti.
VITRIOL prova ad accostarsi a questi argomenti mescolando un po' tutto: ci sono i kremmerziani dell'Ordine Osirideo Egizio che nascondono segreti tramandati su medaglioni e codici; c'è la Massoneria di Raimondo de Sangro che ci mette lo zampino (la scena del Cristo Velato avrà fatto tremare le vene ai polsi dei discendenti del Principe di Sansevero, anche se girata con un bellissimo modellino a grandezza naturale); c'è la Teosofia di Helena Blavatsky; un pizzico (ma giusto un pizzico) di alchimia; un po' di ufologia e di leggende su civiltà ancestrali alla base della civiltà umana, ecc. ecc.
Insomma, tanta carne al fuoco. Il punto è che, in VITRIOL, tutte queste tradizioni e dottrine, tutti questi gruppi di studiosi ed esoteristi vengono piegati alle necessità della trama e forse alle personali convinzioni degli autori e dei loro consulenti, rielaborando il materiale. E pure questo, trattandosi di un film che non mi sembra si ponga come storico, ci può stare. 

Posto che non cercavo un film che riportasse con correttezza accademica la complessa storia esoterica partenopeo-vesuviana e le sue applicazioni, quello che mi è mancato, in generale, è stata un po' di azione. Sembra che gli autori abbiano concesso qualcosa al lato nozionistico del danbrownismo (la saccenteria di Robert Langdon è inarrivabile), tralasciando quel quid di azione che ha fatto vendere milioni di copie del Codice Da Vinci e Angeli e Demoni. Certo, paragoni non sono possibili e l'ho detto all'inizio, soprattutto per motivi di budget. Nondimeno mi è sembrato che la mano del giovane regista Francesco A. De Falco fosse assolutamente in grado, con i mezzi a disposizione e qualora avesse voluto, di concedere qualcosa in più al lato entertainment del film.
Mi sono mancati anche più scorci di Napoli, non per puro campanilismo, ma perché Napoli è città misteriosa per eccellenza (fondata sul sacrificio di un essere mitico come la sirena, come potrebbe essere altrimenti?) e meritava di esser vista anche in questa sua veste e non solo come scorcio di squallide faide di camorra nella cronaca nera. Ma tant'è, è una scelta registica e va accettata.

In conclusione, un progetto interessantissimo, che non deve restare fenomeno isolato, ma deve fare da apripista e inaugurare una stagione, tutta italiana, di produzioni di questo genere.