San Gennaro: il sangue e la città


Ci sono due date per i fedeli napoletani che sono forse più sacre del Natale: il 19 settembre e la prima domenica di maggio. In questi due giorni, infatti, avviene il miracolo di San Gennaro, la liquefazione dei sacri grumi.

Centinaia di persone si accalcano nella cattedrale di Napoli invocando il santo; le donne incaricate delle preghiere, le c.d. parenti di San Gennaro, sono nei primi banchi; il vescovo è sull’altare maggiore che oscilla le ampolle circondato dal clero.
Via via che la cerimonia procede e il sangue non si liquefa, le preghiere delle parenti si fanno sempre più rumorose, quelli che erano sospiri di invocazione al santo diventano urla disperate e poi, se nulla accade, insulti alla faccia gialla (nomignolo dato dai napoletani al busto del santo) che non si dà una mossa a fare il miracolo. Se questo avviene, seppure con ritardo, la cattedrale esplode in urla di gioia e commozione. Napoli è salva!

Ma cosa si cela dietro questo miracolo? Secondo il Professore Mario Buonoconto, esperto esoterista napoletano scomparso nel 2003, l’antica scuola alchemica napoletana ci ha messo lo zampino: nelle ampolle non ci sarebbe sangue, ma un liquido creato alchemicamente che reagisce alla vicinanza metallica del busto di San Gennaro, nonché alle sollecitazioni sonore delle urla delle parenti. Questo insieme di azioni favorirebbe la liquefazione. Perché allora, pur concorrendo sempre lo stesso mix di gesti e suoni, il miracolo non sempre avviene? Evidentemente non tutti gli operatori, in quei rari casi, agiscono nel modo giusto e perfetto e così l’opera alchemica non ha luogo.

Dov’è la verità? Fino a che non saranno consentite analisi direttamente sul contenuto delle ampolle (ma alla Chiesa, che diplomaticamente non riconosce il miracolo, non conviene…ci sono in gioco un mucchio di soldi!), possiamo solo fare congetture.

Io non posso che sospendere il giudizio, anche se, dato il mio background, trovo l’ipotesi alchemica molto plausibile…