Martina de Carli: quel fake che ho smesso di seguire quando ha esultato per il Chelsea.

Diciamoci la verità, chiunque sia stato (perché nonostante l'indagine di Daily Week di Marco Esposito e il "finto, forse" coming out di Paolo Cosseddu non si sa ancora chi si celi dietro quel profilo), ha fatto un gran lavoro, degno davvero di Keyser Söze di The Unusual Suspects o della S1m0ne del film omonimo con Al Pacino. Martina Alice de Carli non esiste, o forse sì.

Lo ammetto, la seguivo anche io. La trovavo stuzzicante e intelligente, perché mescolava quello che io considero un mondo futile come quello della moda (non me ne voglia Miranda Priestly di The Devil Wears Prada o Anna Wintour che ne ha ispirato il personaggio) con interventi pungenti sulla situazione politica italiana, con particolare bersaglio i giovani del PD. La foto del profilo mostrava una bella ragazza bionda (in realtà una ragazza islandese forse all'oscuro di tutto) e le foto che pubblicava - sempre della stessa bionda - la ritraevano in situazioni accattivanti: New York sotto la neve, Parigi in occasione della settimana della moda, ecc. Si perché Martina si presentava come una giornalista di fashion, lavoro che la faceva viaggiare molto (e che, immagino, suscitava invidie anche).

A differenza di altri, io non ho corteggiato Martina (sono fedele alla mia girlfriend, bella, intelligente, sensibile e, cosa non da poco, reale) e quando stamattina ho scoperto che si trattava di un fake, ho provato una piccola soddisfazione ripensando a come, ad un certo punto, io abbia smesso di seguirla. 

Sì, perché dovete sapere che il vecchio zio Martin è un discreto tifoso del Napoli e un istante dopo il triplice fischio che decretava l'uscita degli azzurri dalla Champions, sono andato a leggere, col cuore affranto, qualche tweet di altri tifosi sconsolati. Scorro la mia timeline e ad un certo punto ne leggo uno di Martina: "evvai Chelsea!". Non ci ho visto più e le ho risposto "e con questo smetto di seguirti!". E l'ho fatto.

Ora, mi direte voi: vabè, bella soddisfazione del cavolo, questa è una cretinata. Un momento. Perché dietro quel semplice tweet c'era una vena di disprezzo - sebbene camuffato da commento sportivo - che proprio non mi è andata giù. Perché io tifo Napoli e quando la mia squadra gioca contro le altre in campionato queste diventano automaticamente nemici, ma quando si tratta di giocare in Europa io tifo Italia. Nonostante mi sia generalmente antipatica come squadra, mi è dispiaciuto che il Milan sia uscito dalla Champions, ad esempio.

Quel tweet di Martina ha dimostrato quanto razzismo ci sia ancora in Italia, tanto da metterci gli uni contro gli altri anche quando bisognerebbe farsi coraggio a vicenda. Naturalmente sto parlando di calcio, può essere un'esagerazione, ma vista l'importanza di questo sport in Italia trovo sia un segnale da non sottovalutare.

Dopotutto sono contento che tu non esista, Martina. Perché è come se, non seguendoti più su Twitter io ti abbia anche cancellato, cancellando allo stesso tempo quella spocchia che mette ancora nord contro sud o città contro città.

Un'ultima cosa. Spero la ragazza islandese a cui sono state fregate le foto fosse al corrente di tutto questo. Io m'incazzerei non poco.