Il mistero del ritratto di Oslo


Questa foto sta da tempo facendo il giro dei web norvegesi (e non solo). Si tratta di un sosia del killer fondamentalista cristiano Breivik, secondo alcuni un celebre scassinatore norvegese dell’800 che fuggi molte volte di prigione. Tra le sue evasioni celebri, undici per l’esattezza, quella dalla Fortezza di Akershus nel 1839, dove fu riportato in ceppi nel 1843 e dove si uccise cinque anni dopo perché non riusciva più a uscirne. Pare che i suoi ultimi tentativi di fuga finissero sempre in un’altra cella.

Molti misteri circondano la storia della immagine, così come dello stesso personaggio di nome Ole Høiland, una figura quasi letteraria viste le opere che gli sono state dedicate sia dal cinema che dalla saggistica. La tv norvegese NRK, che ha diffuso in rete l’immagine e avanzato pubblicamente gli interrogativi sulla sua origine,http://www.nrk.no/kultur-og-underholdning/1.8051362, ha lanciato un appello ai lettori per aiutarli a chiarire i numerosi interrogativi rimasti senza risposta.  Tra i pochi dati a disposizione nelle cronache carcerarie dell’epoca, l’anno di nascita di Ole, il 1797, l’anno del suo suicidio, il 1848, l’altezza, 1,68, gli occhi azzurri, i capelli molto sottili, e la sua richiesta di perdono al Re rimasta inascoltata.

Anders Behring Breivik
Anders Behring Breivik
I dubbi iniziano sulla stessa origine del ritratto in questione. Infatti non esistono prove che appartenga al re degli scassinatori vissuto 150 anni fa, quando la fotografia era ancora agli albori e i dagherrotipi rarissimi. Eppure la didascalia col nome di Høiland è presente (seppure col beneficio del dubbio) nello stesso catalogo nel prestigioso Museo nazionale di Oslo. E’ un giallo che inizia ben prima della comparsa sulla scena di Anders Behring Breivik, quando una copia del presunto volto di Ole fu stampata sulla copertina di un libro che gli è stato dedicato nel 2009 da tal Alf Christian Oddane con il titolo “Maestro ladro e artista della fuga”.

All’epoca della pubblicazione del libro quel volto non poteva scatenare alcun interesse, nonostante una versione romantica della vita di Høiland fosse stata anche rappresentata in un popolare film norvegese degli anni ’70, la Ballata del Ladro Maestro di Knut Andersen, interpretato da un cast dei migliori attori nazionali, con Peter Jansen nel ruolo di Ole.

Ma dopo la comparsa della foto sulla copertina del libro, i dirigenti del Museo entrarono in fibrillazione, un anticipo di ciò che sta succedendo oggi, bombardati come sono di email con richieste di chiarimenti sulla straordinaria somiglianza tra Breivik e il ritratto attribuito a Ole. Come allora però, nessuno nella Pinacoteca sa ancora spiegarsi come fece quel quadro a finire appeso negli anni ’80 nelle gallerie aperte al pubblico. Pare che negli archivi non esistano infatti referenze su chi l’abbia portato, né si capisce perché sia stato murato con tanta cura usando mattoni di rinforzo e una barra d’acciaio. Infatti nonostante i tentativi, le autorità museali non sono ancora riuscite a togliere l’immagine dal muro, e – altro fatto strano – nemmeno dalla rete virtuale, dove si moltiplicano i link che associano il volto di Ole alla figura di Breivik.

Di certo è impossibile – a parte le similarità fisiche – che esista un rapporto diretto tra il crudele e odioso killer fondamentalista di Oslo e il personaggio ottocentesco dall’alone romantico, una sorta di Robin Hood che rubava ai ricchi per dare ai poveri e che rapinò il caveau della Banca di Norvegia aprendo ben sette pareti d’acciaio. Ciònonostante si è scatenata la fantasia di migliaia di blogger, spesso dichiaratamente propensi a credere che Breivik sia una sorta di fantasma in carne ed ossa dell’uomo che morì senza riuscire a evadere dalla sua prigione.

E’ la versione moderna di una storia di folletti in grado di prendere sembianze umane tipica delle tradizioni nordiche. E poco importa se il ritratto sia quello di Ole Høiland o di qualcun altro. Breivik sembra già visto da molti norvegesi come un alieno nato tra loro.