Il Cimitero di Praga. Una breve recensione





















Partiamo dicendo che questo non è né Il Nome della Rosa, né - giacché lo ricorda più da vicino - Il Pendolo di Foucault. Non è a quei livelli. Però contiene elementi di grande pregio, tra cui la trovata geniale, che attraversa sotterranea tutto il romanzo, per cui dietro a famosi complotti del secolo scorso si aggira furtiva la figura del protagonista. Si potrebbe obiettare: cosa c'è di geniale in questo? Il modo in cui è costruita la trama.

Umberto Eco conosce perfettamente tutti i complotti ottocenteschi di cui si parla nel romanzo - dalla morte di Nievo all'affaire Dreyfus, dai libri di Taxil ai Protocolli dei Savi di Sion - e con maestria inserisce dietro le quinte di questi ultimi il suo personaggio. Lo fa essenzialmente sempre per lo stesso motivo che l'affligge da anni direi: i complotti esistono e sono anche più straordinari di quel che si pensi, e inoltre possono essere costruiti a tavolino facilmente. Il grandioso Pendolo di Foucault era una sublime presa in giro di libri e scrittori complottisti e così è questo Cimitero di Praga. A questo si aggiunga che il suo protagonista, grande artefice oscuro di questi eventi insieme a personaggi storici, ha una mente dissociata (è smemorato e questo lo porta ad avere una duplice personalità), è debole, ghiotto, violento. I complotti di cui è protagonista, quindi, assumono caratteristiche grottesche. L'intento di Eco, credo, è proprio questo: ridicolizzare eventi, certo drammatici, ai quali milioni di persone abboccavano e ancora abboccano.

Eco è l'opposto del danbrownismo, perché la sua cultura è talmente vasta che gli basterebbero tre parole per smontare storie rabberciate di presunti complotti e misteri. E per farlo ci regala questo libro.
La storia non è facile, certo, procede a tentoni, tra flashback e diari interrotti. Ma vivaddio, sfido chiunque a scrivere così in Italia!
Non è Cooper, né Brown, né Zafon. È Umberto Eco, prendere o lasciare.

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