SHAKESPEARE E L'ALCHIMIA: UN DOCUMENTARIO DELLA BBC A NAPOLI


Shakespeare e l'alchimia, la Bbc sulle tracce della magia napoletana

La troupe televisiva inglese in città tra farmacia 
degli Incurabili e il Cimitero delle Fontanelle


NAPOLI - La Bbc a Napoli sulle tracce di William Shakespeare. Una nutrita troupe della televisione pubblica inglese si è aggirata nei giorni scorsi nelle strade della città, inseguendo i legami tra il Grande Bardo e la tradizione magico-alchemica partenopea. Napoli è stata, infatti, una tappa fondamentale del documentario storico dal titolo «Shakespeare's Italy», che andrà in onda a maggio in Gran Bretagna e successivamente sarà trasmesso da altre reti europee. Insieme con alcuni esperti napoletani, in primis lo studioso di ermetismo ed esoterismo Massimo Marra, gli autori hanno individuato tre location: la Farmacia degli Incurabili, la Biblioteca nazionale e il Cimitero delle Fontanelle.
Nella bellissima spezieria di origini cinquecentesche conservata all'interno del complesso di Caponapoli, che ancora oggi funziona come ospedale, le telecamere hanno indugiato innanzitutto sulla grande urna di marmo che conteneva una medicina assai speciale, anzi la medicina per eccellenza: la leggendaria Teriaca. L'uso del farmaco risale all'epoca di Mitridate, il re del Ponto, che con essa si difendeva dagli avvelenamenti (therion significa infatti serpente); una ricetta che Pompeo avrebbe ritrovato e Andromaco il Vecchio (medico di Nerone) avrebbe poi perfezionato aggiungendo la carne di vipera e creando la «Theriaca Magna» o «Theriaca di Andromaco».
Ma è dal XVI secolo che la «magica» sostanza conoscerà un successo enorme, quando cioè le più importanti spezierie d'Europa (a Venezia, Napoli e Bologna) furono in condizione di usare in grande quantità gli ingredienti che arrivavano da luoghi lontani. Uno su tutti: l'oppio, che secondo la tradizione doveva provenire rigorosamente da Tebe, anche se, nel Cinquecento, il venosino Bartolomeo Maranta avrà modo di chiarire: «L'oppio nostrano, proveniente dalla terra di Puglia, è buono quanto quello orientale». Tra gli altri ingredienti c'erano poi: benzoino, mirra, cannella, croco, solfato di ferro, radice di genziana, mastice, gomma arabica, fungo del larice, incenso, scilla, castoro (i testicoli), rabarbaro, calcite, trementina, carpobalsamo, malabatro, terra di Lemno, opobalsamo, valeriana, alia. Insomma, una specie di «bomba chimica» in grado di offrire un po' di tutto (e il cui segreto era anche nell'assunzione quotidiana in piccole dosi), paragonabile forse, anche per la diffusione, all'aspirina, ma con la potente suggestione di un misterioso elisir.
Lo straordinario farmaco - al quale nel 1645 fu dedicata «L'Elegia d'Andromaco il Vecchio sopra la Teriaca» di Tommaso Stigliani (pubblicata proprio a Napoli per i tipi del Beltrano) - rimase in commercio sino alla fine dell'800 e, nelle regioni meridionali sino ai primi del Novecento (l'ultima produzione ebbe luogo a Napoli). Nel Settecento la «Teriaca» finisce anche in una celeberrima tarantella napoletana, «'O guarracino», giusto nel bilancio finale della rissa subacquea tra pesci: «Cinquanta muorte e duicient'ferite/ E n'ati vinte 'mpericule 'e vita/ E ‘ll'autri jettero add'ò speziale/ A piglià l'Acqua Turriacale». Infine, ve n'è traccia (con la definizione proprio di «acqua teriacale») anche nei ricettari dell'ospedale degli Incurabili, in un documento di uno dei più illustri medici italiani: Domenico Cotugno. Mirabile fusione tra scienza e arte, la Farmacia, che ha lasciato a bocca aperta la troupe italo-inglese, è stata da poco restituita alla città (visite su prenotazione) grazie alla decisione del commissario straordinario della Asl (proprietaria dei luoghi), il generale Maurizio Scoppa, e anche alla sensibilità dei volontari dell'associazione «Il faro di Ippocrate», guidati dal professor Gennaro Rispoli, lo stesso pool che ha creato il Museo delle arti sanitarie di Napoli (sempre nel cortile degli Incurabili), anch'esso oggetto delle attenzioni della Bbc per i suoi reperti che raccontano la storia della medicina nel Sud.
Da un barocco all'altro, i documentaristi hanno fatto tappa in uno dei luoghi più suggestivi della città: il Cimitero delle Fontanelle. E tra le ossa dell'antica cava hanno provato a riallacciare quei fili invisibili che legano le millenari mantiche celtiche - i famosi «teschi parlanti» delle trazioni nordeuropee - con le «capuzzelle» napoletane, dunque il sogno come comunicazione tra vivi e morti, tra umani e divinità, proprio come avveniva nei culti egiziani di cinquemila anni fa. Sogni, teschi, fantasmi, magia, morte e amore: in pratica l'universo del Grande Bardo. Echi di «Tempesta» ma non solo, come ebbe a raccontare qualche tempo fa Ruggero Cappuccio nel suo affascinante «Shakespea Re di Napoli». Infine, la tappa nella Biblioteca nazionale dove le telecamere hanno «sfogliato» tre rare edizioni del Magia naturalis di Giovan Battista Della Porta e intervistato Massimo Marra, sia sulla figura del mago rinascimentale sia sulla Teriaca. «Compresa tra mito e realtà quotidiana - ha spiegato il saggista - tra favola popolare e simbologia esoterica, tra scienza e magia, la teriaca si ascrive così al novero delle bevande fatate, sacre, delle misture magiche i cui effetti, di là di ogni analisi farmacologica, per l'universo mitico e magico di cui sono emanazione, ci rimarranno per sempre ignoti».
Lo studioso ha pure ricordato il maldestro tentativo di re Ferdinando IV di Borbone, nel 1799, di fare business con il farmaco «dopo una tardiva presa di coscienza delle potenzialità economiche del commercio dell'antidoto». Malgrado l'imposizione del monopolio e di un prezzo concorrenziale (18 carlini, più basso di quella teriaca veneziana) l'esperimento fallirà insieme con la lunga stagione del miracoloso farmaco. Infine, l'esperto ha rammentato la figura del grande naturalista Bartolomeo Maranta (napoletano d'adozione), il suo libro Della Theriaca et del Mithridato (pubblicato nel 1572) e lo straordinario cenacolo che si creò in città in quegli anni, con personaggi di altissimo profilo, a cominciare da Ferrante Imperato (che la toponomastica partenopea curiosamente ricorda come Imparato) e il giovane Colantonio Stigliola, linceo e amico di Giovan Battista Della Porta e di Antonio Persio. L'équipe della Bbc - che era guidata dal regista Andrea Carnevali e dal giornalista Francesco da Mosto, già autore e presentatore di serie di successo nel mondo anglosassone come Francesco's Venice e Top to toe - prima di approdare all'ombra del Vesuvio aveva fatto tappa in Toscana, nella casa-museo di Niccolò Machiavelli - l'Albergaccio dove scrisse il «Principe» - e in Sicilia a Messina, la città di «Molto rumore per nulla», e a Palermo dove protagonista delle riprese è stata il premio Oscar Emma Thompson.