SATOR: un mistero che dura da più di due millenni


Ho deciso di celebrare l'Equinozio di Primavera con questo post, che tratta di un affascinante enigma che ha fatto scorrere fiumi d’inchiostro e il cui significato resta ancora avvolto nel mistero: il quadrato magico SATOR o come preferisco io ROTAS. Vediamo brevemente di che si tratta, per poi analizzare alcune delle innumerevoli teorie che sono state elaborate per interpretarlo.

I ritrovamenti più antichi datano il quadrato fra il II ed il IV secolo d.C. Si tratta di un palindromo, ovvero di una serie di parole che possono essere lette indifferentemente da sinistra a destra e viceversa, conservando comunque un senso compiuto. Vediamo come è fatto.















Questa è la versione che si trova sul duomo di Siena, ma ce ne sono tantissimi altri esempi. Alcuni sono scritti in forma circolare; alcuni – come quello di Pompei, uno dei più antichi – sono scritti al contrario, ovvero utilizzando ROTAS come prima parola (Rotas Opera Tenet Arepo Sator…). 
Come si possono tradurre le parole di cui esso è composto?

SATOR= il seminatore
AREPO= ?
TENET= tiene, gestisce
OPERA= (in) opera
ROTAS= le ruote

Dunque, la traduzione potrebbe essere: il seminatore […] tiene in opera le ruote.  Questa traduzione, a ben vedere, non ha molto senso. Inoltre abbiamo tralasciato di tradurre la parola AREPO in quanto nessun dizionario di latino l’attesta. Alcuni l’hanno tradotta come Arepone, ovvero il nome del seminatore. Ma non esiste questo nome in latino. In breve, scritta così questa parola in latino semplicemente non esiste. E allora? Cerchiamo di capire qual è l’origine di questo quadrato.

Uno dei più antichi: il quadrato di Pompei
Fare riferimento ai quadrati ritrovati sui monumenti medievali non basta, anche se la maggior parte degli studi si è concentrata su questi ultimi. Il motivo risiede nel fatto che il quadrato SATOR (o ROTAS…) non nasce nel medioevo. Come accennavamo prima, uno dei più antichi è stato ritrovato nella palestra grande
dell’antica Pompei. Eccolo qui

Come si può vedere c’è una bella differenza tra questo e quelli medievali di cui abbiamo riportato un esempio sopra. Tale diversità non risiede nelle parole, che sono le stesse sebbene scritte a partire dal SATOR invece che da ROTAS, quanto in alcuni altri simboli che l’accompagnano e nel modo in cui sono tracciate alcune lettere. 
Ma procediamo con ordine. Analizziamo alcune delle teorie più note.












1) La versione Cristiana
Secondo gli studiosi cristiani che si sono cimentati nell’analisi del quadrato, esso celerebbe una croce e le parole PATERNOSTER. Sarebbe dunque un simbolo che i primi cristiani utilizzavano per adorare in segreto la croce e divulgare la preghiera loro insegnata da Gesù nel discorso della montagna. Secondo questa interpretazione, ricombinando le parole del quadrato ecco quello che viene fuori



Provate anche voi  ed avrete effettivamente questo risultato.
Tuttavia questa interpretazione non convince tutti. Passiamo quindi a verificare le altre.

2)       La versione gnostica
Secondo Anna Giacomini [1], profonda studiosa recentemente scomparsa, il pensiero che si cela dietro il palindromo SATOR è di origine gnostica.

«Di estrazione platonica lo gnosticismo è un sistema filosofico nato in età precristiana, i cui seguaci perseguivano una conoscenza totale di Dio e del creato. Il metodo della  gnosi consisteva nella rivelazione della conoscenza che conduce all’illuminazione, per questo motivo la gnosi o letteralmente “conoscenza" è riservata agli iniziati che l’hanno ottenuta con l’uso della ragione fino all’illuminazione finale. […] La materia è essenzialmente il Male da cui riscattarsi mentre il Bene è riferibile al solo mondo spirituale: questo dualismo nel sistema gnostico pare esprimersi di conseguenza per mezzo delle cosiddette coppie concettuali».[2] 

Creati da Dio, gli Eoni sono la parte spirituale, ovvero il Bene, mentre il Demiurgo – sempre creato da Dio – è posto a capo della materia. L’azione dell’uomo dovrebbe avere come scopo quello di sottrarsi all’azione del Demiurgo, ovvero di non sottostare alla materia. Dal punto di vista gnostico, dunque, il significato del quadrato magico SATOR potrebbe essere il seguente:

SATOR AREPO: Io Seminatore (inteso come Dio, ndr.) all’inizio do l’ordine
TENET OPERA: Egli (Demiurgo) governa le opere (della materia)
ROTAS: Tu uomo ruoti (da Dio-Nous tua origine a Dio-Nous tua fine)

Una teoria affascinante con la quale la Giacomini e tutti i teorici di questo filone riescono anche a spiegare il perché dell’interesse che i Templari stessi nutrirono per questo simbolo. Saremmo tentati di accettarla. Ma c’è un grosso problema, un punto cruciale che la stessa Anna Giacomini mette in rilievo. Dice infatti:

«[…] le varie versioni del termine AREPO lasciano molti dubbi. […] Ma perché non sfondare il limite imposto dal concetto di monolinguismo e cercare [la soluzione] in altri idiomi? Questa volta il serbatoio linguistico da cui attingere, audacemente, sarà la lingua greca. Esiste in greco un prefisso ar che posto davanti ad una forma verbale ne rafforza il significato conferendo il senso di “all’inizio, per cominciare”. Ma esiste anche un usatissimo verbo epo che significa “do ordine, imprimo ordine”. Se questa analisi è esatta il termine AREPO potrebbe essere una traslitterazione dal greco e significare: “all’inizio do il primo ordine” ossia “creo”». [3]

“Il serbatoio linguistico da cui, audacemente, attingere” dice la Giacomini. Purtroppo la sua interpretazione filologica è un po’ troppo ardita. Questo prefisso ar, nel greco arcaico di cui ella parla, praticamente non esiste. E parimenti il verbo epo non è così usato come ella spera. La forma arepo, poi, non è attestata da nessuna parte. In mancanza di prove, insomma, non possiamo accettare questa interpretazione.

Siamo al punto di partenza dunque. Eppure, un po’ di anni fa, ho avuto la fortuna d’imbattermi in un articolo pubblicato sul sito esonet.org. Scritto da un misconosciuto docente di latino e greco – Renato Palmieri – l’articolo è il resoconto di una conferenza tenutasi a Napoli, nel Museo Archeologico Nazionale, nel 2003. Ho contattato il prof. Palmieri e, rigorosamente davanti ad un caffè, ho potuto costatare che si tratta di una persona estremamente colta, un vero filologo. Ecco la sua interpretazione

3)       La versione ebraica di Renato Palmieri
Secondo il professor Palmieri trovare la soluzione dell’enigma sarebbe stato abbastanza semplice per un romano del I secolo. Infatti lo scoglio sul quale tutti gli studiosi si sono sempre arenati – la parola AREPO – per Palmieri risulta subito evidente operando una semplice separazione: A-REPO. Da cui la traduzione: ahimè striscio. In altre parole la A di AREPO sarebbe un’esclamazione. È una lettura abbastanza attendibile perché l’uso dell’esclamazione A (in luogo del più diffuso ah) è attestata ampiamente nella letteratura latina classica (si vedano ad esempio i versi 14-15 della prima bucolica di Virgiliogemellos / spem gregis, a, silice in nuda conixa reliquit  "[la capretta] partorì sforzandosi, ahimè, sulla nuda roccia due gemelli, speranza del gregge"). Secondo il professor Palmieri si tratterebbe dunque del lamento del serpente biblico:
ROTAS / OPERA / TENET / A REPO / SATOR
ruote / l'Opera / tiene con sé / ahimè io striscio / o Seminatore
Il serpente (biblico) teme per la sua incolumità, dal momento che strisciando può essere tranciato dalle ruote dell’Opera, che, nell’interpretazione di Palmieri, sarebbe l’Arca dell’Alleanza. Inoltre il serpente è materialmente raffigurato nel graffito di Pompei: due delle T che compongono la parola TENET presentano due figure serpentine al loro interno, mentre sulla sommità del quadrato vi è la rappresentazione stilizzata di un serpente. La lunga analisi del Palmieri, in ogni caso, si dispiega attraverso una complessa simbologia geometrico-simbolica per poi ritrovarsi al cospetto della cattedrale di Chartres dove egli crede di rinvenire la conferma delle sue supposizioni.

Scolpita su una colonnina del portale nord della cattedrale di Chartres, l’Arca dell’Alleanza presenta le ruote di cui parla il quadrato SATOR. Quelle ruote che – all’indomani della distruzione del Tempio di Gerusalemme, in un momento disperato per il popolo ebraico – si sperava avrebbero schiacciato il male. [4]












3)       La versione Mitraica
Recentemente ho analizzato un'altra versione che mi sembra estremamente interessante, vale a dire la versione mitraica. Il Mitraismo - religione solare iniziatica proveniente dalla Persia, legata allo zoroastrismo e assai diffusa nell'impero romano tra il I secolo a.C. e fino al III d.C., quando fu bandita e messa fuorilegge insieme alle religioni che non erano quella cristiana - oltre ad avere in Mitra e nel sole le sua divinità principali, ha stretti legami con Saturno/Crono (nello zoroastrismo conosciuto come Zurvan). Quella parola sotto il quadrato di Pompei - Sautran - invece di essere una formula di saluto per un fantomatico signor Sautran, potrebbe essere una forma corrotta di Saturn(us), per cui la formula "Sautran vale" potrebbe essere un'invocazione a Saturno/Crono/Zurvan.
Quest'ipotesi va approfondita, ma mi convince assai più che la teoria cristiana e forse anche più della teoria ebraica del prof. Palmieri.
Per accenni a questa versione potete vedere qui, mentre per un elenco molto dettagliato sui ritrovamenti potete dare un'occhiata al sito www.duepassinelmistero.com.


Buon equinozio.


NOTE
[1] A. Giacomini, Enigma templare SATOR, edizioni Arktos, Carmagnola 2000.
[2] A. Giacomini, Op. cit.
[3] Ibidem
[4] Per la soluzione completa secondo il professor Renato Palmieri, rimandiamo all’articolo pubblicato da esonet.org.