Le Grotte Platamonie











Uno dei paragrafi di Napoli Esoterica di Mario Buonoconto (pubblicato da Newton & Compton nel 1996) che mi hanno ispirato La Luna di Sabbia.







--Lungo il litorale dell'antico borgo di Santa Lucia, si aprivano le famosissime «Grotte Platamonie» (dal greco: platamon, roccia marina scavata dalla forza delle acque) che diedero origine al toponimo attuale di «Chiatamone». Anche in queste grotte antichissime come in quella famosa di Piedigrotta, si consumarono riti orgiastici di origine «priapica», che contemplavano la fecondazione della «menade», incoronata da un serto «d’evera ‘e mare» (alga marina usata anche nella cucina «povera» napoletana), ad opera di uno «Jerofante» vestito – si fa per dire – da uomo-pesce e a sua volta nimbato di vegetali marini.
Nei primi anni del Rinascimento questo rito si stempera in un più accettato rituale nuziale, sempre nascosto e segreto, nel quale i due «officianti», in genere giovani sposi, consumavano la lecita deflorazione nuziale con la sola concessione della presenza dei componenti della setta, che cadenzavano antiche nenie nella «trance» indotta da essenze profumate, soporifere, che bruciavano negli antichi tripodi ornati di falli alati provenienti per via diretta (non di scavo archeologico. Ricordiamo che siamo nel periodo che va dal Quattrocento al Cinquecento) attraverso generazioni infinite di sacerdos dalla tarda romanità campana, e riscoperti poi, solo nel Settecento, negli arredamenti erotici delle ville patrizie di Pompei e Ercolano.
Voci allarmate giunsero, comunque, al viceré Don Pedro de Toledo, forse delazioni di chi era interessato ad usare le grotte per scopi meno rituali e più redditizi. Contrabbandieri e tagliagole, che mal sopportavano queste misteriose ingerenze (delle quali avevano anche un sacro terrore) fecero giungere denunce anonime ma circostanziate sulle «scostumatezze» che si consumavano «int’ ‘e rotte d’ ‘o Sciatamone» (nelle grotte del Chiatamone). E mal gliene incolse, perché l’irato e preoccupato viceré ordinò che le grotte fossero distrutte e, quelle più profonde, murate.
Ufficialmente si disse per «ragioni urbanistiche» e dell’ideatore di via Toledo nessuno avrebbe mai osato dubitare. Ma l’esoterista sa che i luoghi, dove si sono ripetute per secoli alcune ritualità misteriosofiche, restano come impregnati da energie che, molto lentamente nel tempo, restituiscono. Chissà se nelle eleganti dimore, e nelle botteghe della via Chiatamone, non si avverta, a tratti, una sfrenata, improvvisa ed irrefrenabile «voglia d’amore».--