No, Roberto, gli americani non vengono a Napoli per Gomorra

Stamattina – 31 agosto 2016 – ho letto il post di Roberto Saviano a proposito del successo della serie Gomorra negli Stati Uniti. Lo scrittore, con una comprensibile punta di orgoglio, si rivolge a tutti coloro che negli ultimi tempi lo hanno accusato di fomentare, con i suoi interventi, quell'odiosa pratica ormai nota come Sputtanapoli. Un giochino particolarmente caro a media più o meno importanti: quello di parlare solo degli aspetti negativi di Napoli. Saviano cita le parole di Frances Ouseley, direttore di Easyjet per l'Italia, dicendo che se Napoli ha avuto un grosso incremento in termini di arrivi di turisti è anche grazie a Gomorra (certo, piccolo particolare, Saviano tralascia di citare l'altro grande fenomeno chiamato Elena Ferrante, ma fa niente...).
Cari Saviano e Ousely, mi dispiace dissentire fortemente, ma se Napoli è il fenomeno di questa estate 2016 in termini di turismo lo deve a se stessa. Lo deve al buon lavoro dei tour operator, dei nuovi direttori dei musei e alla tanto bistrattata amministrazione comunale. Lo deve alle sue bellezze incomparabili, finalmente presentate degnamente all'estero (e non certo da Gomorra). Lo deve forse anche alla stranissima percezione degli stranieri che da noi il terrorismo non abbia vita facile.
Forse proprio per via di Gomorra.
Già, e allora forse dobbiamo ringraziare la malavita organizzata che funge da deterrente nei confronti di quei matti dell'Isis? Forse allora dobbiamo ringraziare Saviano e i suoi gangster che infondono ai turisti stranieri quella sicurezza, che gli apparati di polizia e intelligence non riescono a fare?
Forse, o forse no.
Forse, caro Saviano, dovresti limitarti a esaltare l'indubbio successo di un prodotto commerciale, senza voler per forza ottenere la nostra – di noi napoletani – benedizione. È giusto parlare di quel che non va – della malapolitica, del crimine, della camorra e di tutto il resto – ma è giusto farlo da un punto di vista giornalistico a mio avviso. Se invece quel "cancro" della società che è la criminalità organizzata diventa un marchio da esportare, il vero "Made in Naples", allora no, non ci sto.
Ma io ti capisco, Saviano.
La tua fortuna la devi proprio a quel marchio. E se spesso io approvo i tuoi commenti sulle storture e corruzioni del nostro Paese, quando poi parli di Napoli e criminalità sento sempre l'odioso – e comprensibile – frusciare del denaro.
Ma comunque bravo, Roberto, per carità, bravo.
Solo che dovresti riconsiderare la cosa: gli americani non vengono a Napoli per Gomorra.
Vengono per questo:




Questo è il post di Saviano




LA PROFEZIA DEL LIBRO PERDUTO, tre recensioni e un pensiero a Nizza

Nonostante non sia molto in vena di gioire per il gradimento del mio ultimo romanzo – sembra quasi che davvero, profeticamente, quel che ho raccontato sia molto meno fantasioso della triste realtà – vorrei condividere con voi tre buone recensioni apparse su Amazon. Senza avere la pretesa di competere con i mostri sacri che da settimane sono in vetta alle classifiche, La profezia del libro perduto sta piacendo. La sua atmosfera più cupa rispetto alla Parthenope Trilogy, il cambio di stile e i precisi riferimenti al presente stanno ottenendo molti riscontri positivi.
Mi rallegro di questo, ma solo per un attimo: il mio pensiero va a Nizza, certo, ma anche alla Siria e a tutti quei luoghi e a quelle persone che vengono massacrate nel nome di qualcosa che non capiscono più e che solo per comodità dei massacratori viene spacciato come fondamentalismo religioso.


Piccolo pensiero del venerdì

PICCOLO PENSIERO DEL VENERDÌ.
Buongiorno a tutti.
Stamattina sono andato un po' a curiosare tra recensioni vecchie e nuove di Le nove chiavi dell'antiquario, incluse alcune relative alla versione inglese recentemente pubblicata, The alchemist's code. Devo dire che, accanto a lusinghiere recensioni positive, ce ne sono anche alcune completamente o parzialmente negative.
Molte anche ben motivate.
Che dire?
Ci può stare. È un libro al quale sono affezionato e in molti l'hanno apprezzato, ma comprendo che alcune delle sue caratteristiche possono non piacere a tutti (il mio amico G.L.Barone non ama la presenza di "esseri di luce" nella trama di un thriller, per esempio, e lì ce n'è almeno uno!).
Naturalmente in tre anni il mio stile e il mio punto di vista sono cambiati. La mia scrittura è diventata più asciutta e ho imparato alcuni "trucchetti" che rendono più incalzante il ritmo; le atmosfere "fantasy" della Parthenope Trilogy hanno lasciato il posto a una più drammatica ambientazione, arricchita da elementi legati al nostro feroce presente. I fatti del mondo attuale mi hanno condizionato.
È questo che mi ha portato a scrivere La profezia del libro perduto.
C'è sempre una venatura di fantastico, ma la trama è molto calata nella realtà e il sovrannaturale è solo un pretesto per narrare una vicenda che – con le dovute cautele – potrebbe avere luogo in questo preciso momento davanti ai nostri occhi.


Se la Parthenope Trilogy vi ha lasciato con qualche dubbio perché eccede in fantasia, La profezia del libro perduto – primo libro della Prophetiae Saga – sarà per voi una scoperta.
Datemi fiducia e non vi deluderò.
Lo zio Martin è cresciuto.
Un abbraccio.

LA PROFEZIA DEL LIBRO PERDUTO. Presentazione a Napoli 1° luglio

Prossima presentazione di La profezia del libro perduto: Napoli, 1° luglio ore 18, libreria Mooks (p.zza Vanvitelli 10/a).
Dialogherà con Martin Rua la scrittrice e giornalista del Mattino di Napoli Santa di Salvo.